Il volo delle rondini. Videopoema

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Il progetto

Il videopoema Il volo delle rondini nasce da un progetto dell’ensemble PerIncantamento, in collaborazione con l’Accademia degli Incogniti (Langhirano, Parma), dedicato a santa Chiara d’Assisi e al “privilegio di povertà”.

Il film è l’evoluzione autonoma di uno spettacolo dal vivo, messo in opera dall’ensemble con in scena musicisti, un coro e attori di cui uno, Chiara, in video.

 

 

Il titolo

L’ispirazione del titolo, filo conduttore del racconto, viene da un passo del Sacrum commercium sancti Francisci cum domina Paupertate (6, 19), riferito a Gesù: «Quando apparve sulla terra e visse fra gli uomini, mentre le volpi avevano le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, egli non aveva dove posare il capo». Questa frase trova eco in un versetto del Salmo 84 (83) – un canto di pellegrinaggio – che richiama esplicitamente le rondini: «Anche il passero trova la casa e la rondine il suo nido».

 

 

La vicenda

Dopo la morte di Francesco (1226), Chiara rimase fermamente fedele alla via da lui seguita, non permettendo che il suo monastero possedesse beni. Questo privilegium fu a lei ufficialmente concesso nel 1228 da Gregorio IX, che riconobbe l’eccezionalità dell’esperienza del gruppo femminile insediato a San Damiano. Il 9 agosto 1253, due giorni prima di morire, Chiara ricevette da Innocenzo IV la bolla Solet annuere, con la quale il pontefice confermava la regola da lei scritta per la sua comunità: la santa vi prescriveva una povertà assoluta.

 

Il videopoema coglie alcuni passaggi dell’eredità di Francesco vissuta da Chiara, concentrandosi sui giorni che precedono il trapasso.

Ormai in età avanzata, nel suo monastero Chiara ripercorre momenti salienti della sua vita: l’incontro con Francesco e il dialogo spirituale con lui sono evocati lungo un susseguirsi di immagini che non intendono ricostruire un tracciato biografico, bensì cogliere i nessi che dalla meraviglia dello scoprirsi parte del creato conducono alla via stretta ma felice della povertà. Infine Chiara riceve, commossa, la pergamena di Innocenzo IV e rievoca le parole del privilegium del 1228.

 

 

Le scelte artistiche

Il tessuto poetico del film alterna scene a più intensa dimensione drammatica, dominate dalla presenza di Chiara, con altre che valorizzano una sintassi iconografica, composta di gesti, inquadrature, volti e oggetti.

 

La cifra espressiva è l’evocazione, dunque non una ricostruzione filologica di ambienti e personaggi.

Perciò anche l’abbigliamento suggerisce significati che trovano corrispondenza nel presente: Chiara indossa un vero saio francescano realizzato da clarisse cappuccine (Monastero dell’Immacolata, Brescia) e al collo porta un tau di legno, universalmente associato al mondo francescano; la tunica di Francesco rimanda alla semplicità di un tessuto non tinto, emblema di povertà, così come la sua cintura fa riferimento alla prima veste scelta dal santo. La giovane Chiara è caratterizzata invece da abiti monocromi: il verde dell’incontro con Francesco, il rosso aranciato della scelta di vita povera, infine il bianco dell’anima.

In modo simile, gli interni si concentrano su alcuni oggetti che vi abitano in modo significativo, ad esempio nella stanza di Chiara il camino acceso, un rosario, ceri e candele. Lo spazio della chiesa prende forma in angoli particolari come quello di un antico confessionale e in dettagli quali uno scrigno, un’icona mariana, un libro e una porta che si apre.

Fra gli esterni, è il fiume che scorre a farsi protagonista dei voli delle rondini, riverberati dai passi di Francesco e di Chiara, che trova la stessa libertà nel bosco e nel chiostro, evocato in particolare dalla catenella agganciata alla campana della chiamata.

 

Il piano temporale articola un dialogo fra la primissima Chiara, che incontra Francesco e la sua scelta di povertà, e quella degli ultimi giorni. A tratti le due dimensioni si incontrano, sempre ripercorrendo l’eredità di Francesco.

La memoria si addensa nei momenti in cui Chiara scrive ad Agnese di Boemia e lascia come testamento alcuni insegnamenti; è una scelta drammaturgica che la donna scriva quasi senza toccare il foglio, dove già è tracciata la grafia del passato: è la voce di Chiara ad attraversare i secoli e a rendersi oggi presente.

 

Con le voci sono i testi ad essere protagonisti. Si tratta di brani da fonti bibliche e francescane proposti senza mediazione, in modo simile al processo di composizione medievale. È noto che lo stesso Francesco ricordava vangeli e altri passi liturgici incorporandoli nei propri discorsi; in modo simile, il Sacrum commercium (opera francescana anonima ascrivibile alla seconda metà del XIII secolo) variamente citato nel film è strutturato agganciando la trattazione a passi scritturali. Deliberatamente non si è voluto “attualizzare” il messaggio portante di Chiara, confidando nell’efficacia, e nella necessità, della sua voce.

È di fatto Chiara a tracciare la via della povertà attraverso le vive parole da lei lasciate in alcune epistole e, soprattutto, nel Testamento e nella Regola (la prima scritta da una donna). Il ricordo di Francesco si concretizza nella sua presenza, sempre in dialogo con Chiara, come è evidente in particolare nelle parole del Cantico dei cantici «Dimmi, dove vai a pascolare il gregge…». L’intervento di una voce narrante accompagna i passaggi narrativi rivestendo un ruolo profetico lungo il filo della vicenda, che è una storia di conversione. Sul finire del racconto risuonano alcuni passi del Privilegium paupertatis di Gregorio IX (1228), scanditi dalle voci del coro e da Chiara stessa, che ne legge l’incipit incorporato nel documento di conferma del 1253.

 

Le musiche del film, in parte attinte dal repertorio medievale e in parte di nuova composizione, sono sia estratte dal primo spettacolo dal vivo (Torrechiara, Parma, 16 marzo 2024) sia appositamente registrate, così da ottenere sfumature sonore che sorreggono momenti narrativi diversi.

In questo modo, a brani tratti da manoscritti antichi che, fra gli altri, tramandano le Cantigas de Santa Maria e le Laudi di Cortona, si alternano partiture di autori seicenteschi quali Henry Purcell (1659-1695) e Jeremiah Clarke (1674 circa-1707), improvvisazioni dei membri dell’ensemble e adattamenti del maestro Daniele Scolari dalla liturgia delle Ore e dal Processo di canonizzazione di Chiara d’Assisi.

I pezzi corali del compositore Carlo Piazza danno voce a passi dell’Antico Testamento su un tessuto armonico contemporaneo che fa incontrare strumenti di epoche diverse, come la viola da gamba e il clarinetto.

Gli interventi del coro sostengono la narrazione lasciando spazio anche a pause meditative: ritorna non a caso il Salmo 84 (83), insieme a canti liturgici e altri di ispirazione biblica. Spicca, al centro del racconto, il Tu solus qui facit mirabilia di Josquin Desprez (1450 circa-1521).

 

Testi e musica cercano nuove affinità espressive fra antico e moderno, fra conoscenza ed emozione. La formula artistica dell’ensemble è fedele alla pratica del tropare medievale nel senso di «inventare» sia un’azione recitativa non rigidamente vincolata a un copione sia un paesaggio musicale composto di melodie strutturate e di improvvisazioni: Il volo delle rondini mantiene volutamente traccia di questa prassi, che non cerca una registrazione perfetta ma la freschezza di uno spettacolo dal vivo.

 

 

FONTI TESTUALI

Libri biblici - Antico Testamento

Cantico dei Cantici

Primo libro delle Cronache

Giobbe

Isaia

Qoèlet (Ecclesiaste)

Salmi

Siracide

Libri biblici - Nuovo Testamento

Vangelo secondo Matteo

Vangelo secondo Marco

Vangelo secondo Luca

Vangelo secondo Giovanni

Atti degli Apostoli

Apocalisse

Lettera agli Ebrei

Altro

Liturgia delle Ore

Fonti francescane

Chiara, Lettere

Chiara, Testamento

Chiara, Regola

Sacrum commercium sancti Francisci cum domina Paupertate

Gregorio IX, Privilegium paupertatis (1228)

Alessandro VI, bolla Clara claris praeclara (1255)

Processo di canonizzazione di Chiara d’Assisi

 

Brani musicali

Ground in F (attribuito a Henry Purcell)

Pizzicato 1, improvvisazione (Antonio Minelli)

Rosa das rosas (Anonimo, Cantigas de Santa Maria)

Le tue dimore (Carlo Piazza) – testo da Salmo 83

Cocai (Antonio Minelli)

Sentinella, cosa resta della notte (Daniele Scolari) – testo da Isaia 21

Improvvisazione con percussioni (Antonio Minelli)

Questo dunque ascoltate (adattamento Daniele Scolari dalla liturgia delle Ore delle monache agostiniane dei Santi Quattro Coronati, Roma) – testo da Geremia 5

Sem muito (Anonimo, Cantigas de Santa Maria)

Tu solus qui facit mirabilia (Josquin Desprez)

Paduana del re (Anonimo)

Dà la pioggia alla terra (Carlo Piazza) – testo da Giobbe 9

Pizzicato 2, improvvisazione (Antonio Minelli)

Ciaccona (Jeremiah Clarke)

Anzy-le-Duc, improvvisazione (Adelaide Ricci)

Virgo splendens (Anonimo, Libre Vermell de Montserrat)

Quando epsa santissima madre (Daniele Scolari) – testo dal Processo di canonizzazione di Chiara d’Assisi

Secondo la vostra supplica (Daniele Scolari) – testo dal Privilegium paupertatis (1228)

Nelle tue mani (adattamento Daniele Scolari dalla liturgia delle Ore quaresimale delle monache agostiniane dei Santi Quattro Coronati, Roma) – testo da Salmo 31 (30)

Domine propter famulum tuum (Carlo Piazza) – testo da I Cronache 17

Omne homo ad alta voce, strumentale (Anonimo, Laudario di Cortona)

 

 

 

ENSEMBLE PERINCANTAMENTO

Anna Maria Frittoli: Chiara

Miriam Ricci Galloni: Chiara ragazza

Walfrido Ricci: Francesco

Adelaide Ricci: voce narrante, canto

Eddy De Rossi: arpa

Antonio Minelli: viola da gamba, glockenspiel, percussioni

Vittorio Zanibelli: flauti, clarinetto

 

CORO IL DISCANTO, direttore Daniele Scolari

 

SCENEGGIATURA: Adelaide Ricci, Walfrido Ricci, Paolo Galloni

REGIA: Paolo Galloni, Walfrido Ricci

FOTOGRAFIA E COLORING: Filippo Chiesa

MONTAGGIO: Matteo Turrini

MIXAGGIO MUSICHE: Davide Cristiani (Groundfloor studio, Modena)

MAKE UP: Serena Ballerini, Maria Pia Chiastra

 

 

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